Avila-Parma in cinque tappe  11 marzo 1635: la fondazione anni d'oro... ...e anni difficili la nostra comunità oggi
 

Anni d'oro...

Oggi come ai tempi di Santa Teresa, la giornata carmelitana si apre e si chiude al suono della tràccola, rustico strumento spagnolo in legno analogo alle nacchere

 

La confezione di paramenti sacri è sempre stata un'occupazione tradizionale delle claustrali. Le Carmelitane di Parma raggiunsero in quest'arte vertici di abilità, specialmente nel '600, secolo dei ricami e dei pizzi. E ancora oggi...

Carmelo di Parma, RIcamo in seta su paramento liturgico.

 

...cercano di tenere viva, nei limiti del possibile, questa tradizione così tipicamente monastica.

Carmelo di Parma, Tovaglia d'altare, particolare del pizzo.

 

 

Un secolo d'eccezione

La piccola comunità di Borgo Tanzi conquistò ben presto una fama di grande santità, che indusse molte giovani a chiedere l’abito: in pochi anni le monache furono una ventina. Provenienti dagli ambienti più disparati (ragazze del popolo e dame di corte, nobildonne e pie vedove), le Scalze di Parma seppero incarnare lo spirito teresiano con tutta fedeltà senza per questo mortificare - anzi! - la loro bella personalità: e gli aneddoti che le riguardano, raccolti dalla viva voce delle nostre madri antiche, costituiscono ancora un piacevole argomento di ricreazione!

Entra al Carmelo la sorella del duca di Parma

In questi primi decenni, che sembrano essere il «secolo d’oro», prese l’abito la più illustre - per nobiltà e ancor più per santità - delle figlie del Carmelo di Parma: la prinicpessa Caterina Farnese, in religione Suor Teresa Margherita (1637-1684). Tanto era stata bizzarra e capricciosa nel mondo, tanto divenne amabile e obbediente in religione. Morì nel corso di un’epidemia, per aver assistito le sorelle inferme, e lasciò il ricordo di una santità generosa e umile; e anche simpatica: fino all’ultimo conservò quella battuta pronta e arguta con cui in gioventù aveva fatto tremare tante volte l’etichetta di corte!

Nello stile di Santa Teresa

Aggiungiamo che l’entrata di Caterina (e di altre giovani nobili e ricche) non mutò lo stile di vita della comunità: le monache rimasero nella loro volontaria povertà; l’orazione era particolarmente fervorosa e non erano poche le monache che chiedevano il permesso di prolungare la preghiera oltre le già molte ore che ad essa la Regola riserva; frequenti erano le grazie mistiche straordinarie, e la loro autenticità era comprovata dalla pratica generosa dell’obbedienza e della carità, che sono i più sicuri test di collaudo sui quali si verifica la credibilità di estasi, visioni e locuzioni. Insomma, un'atmosfera del tutto simile a quella che Santa Teresa descrisse raccontando le sue fondazioni di Spagna.

Con coraggio e buona volontà

Se si eccettua la grave epidemia nel corso della quale era morta Caterina Farnese (e con lei altre sei monache), il Carmelo di Parma ebbe vita tranquilla fino alla fine del '700; nè lo avevano turbato le difficoltà economiche incontrate fin dal secolo XVII: la popolazione della città, che pure amava e stimava molto le Scalze, per molti decenni rimase persuasa (erroneamente!) che la comunità fosse mantenuta di peso dalla casa Farnese: e così le offerte scarseggiavano... Una solerte operosità e la capacità di accontentarsi - segno tipico della povertà evangelica! - posero rimedio all’inconveniente.

 

Avila-Parma in cinque tappe  11 marzo 1635: la fondazione anni d'oro... ...e anni difficili la nostra comunità oggi