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Tra i
nostri ricordi più cari c’è una vecchia fotografia datata 1957 e -
ovviamente - in bianco e nero. Il soggetto? Il nostro monastero appena
appena costruito.
Intorno, una ciminiera, tre o quattro case, e prati, tanti prati. Sullo
sfondo una gru, segno del boom edilizio ormai alle porte.
In questo paesaggio - che più periferico non potrebbe essere - si snoda
una stradina tranquilla e non ancora ultimata, che al posto dei
marciapiedi ha una bordura di erba polverosa. Il traffico? E’ costituito
da un solitario ciclista che - cosa oggi impensabile - sta utilizzando le
due ruote come mezzo per trasportare voluminose casse.
Chi riconoscerebbe in questa stradina dall’aria campagnola la trafficata e
vivacissima Via Montebello?
Eppure, cari amici del quartiere Cittadella, si presentava così, quando vi
giungemmo mezzo secolo fa. Precisiamo: la nostra comunità è molto più
antica. Venne fondata nel 1635 da un gruppetto di monache provenienti da
Cremona, e da allora non ha conosciuto soluzione di continuità.
Ma l’edificio che ci ha ospitate non è sempre stato lo stesso: prima
l’antico convento - oggi scomparso - di Santa Teresa; poi il poverissimo
edificio di Borgo Felino, che forse qualcuno ricorda. Infine, l’attuale
monastero, progettato dalla nostra Suor Maria Geltrude, morta 94enne sul
finire del 2006, poche settimane prima che iniziasse il nostro “piccolo
giubileo”, vale a dire un anno tutto intessuto di iniziative volte a
commemorare i 50 anni di inaugurazione dell’attuale monastero.
E in questa fotografia c’è la prova che noi, presenti in Via Montebello
nel ’57, abbiamo visto nascere il quartiere e, come sorelle maggiori
arrivate un po’ prima di voi, abbiamo seguito la sua crescita.
Certo, il nostro “vedere” è stato dalle mura della clausura in su: i
bracci delle gru che spuntavano qua e là, gli ultimi piani delle case in
fase di completamento, gli alberi che crescevano. Ma è stato sufficiente
per intuire tutta la vita che scorreva “in basso”, le aspettative delle
giovani famiglie, il lavoro dei negozianti, la popolazione che andava
aumentando giorno dopo giorno.
E dove ci sono le case degli uomini, prima o poi arriva anche la casa di
Dio…
Qui si apre un capitolo particolarmente caro della nostra storia: gli anni
in cui, mentre veniva costruita la chiesa dello Spirito Santo, il nostro
monastero ospitò in un’ala esterna la nascente parrocchia, con il suo
vociare di ragazzi, con le sue vivaci liturgie, e specialmente con
l’entusiasmo del giovane parroco don Bruno Folezzani.
Furono gli anni in cui il nostro monastero e la realtà del quartiere
raggiunsero la massima relazione visibile.
“Visibile”, abbiamo precisato, perché in realtà la relazione invisibile
della preghiera - che è quella più importante - non è mai venuta meno.
Chiamate a intercedere per tutti gli uomini, posiamo il nostro sguardo
prima di tutto su quelli che sono più vicini a noi, su di voi che vivete
oltre la nostra grata! Su di voi che ci frequentate da anni o che scoprite
solo ora che esistiamo, su di voi che condividete la nostra scelta di vita
e su di voi che vi chiedete: Ma che cosa fanno quelle suore?
C’è un bellissimo dipinto al Pantheon di Parigi, raffigurante Geneviève
(la santa patrona della città) che sotto lo sguardo della luna si affaccia
al balcone e, pregando, veglia su Parigi.
Non cercateci al balcone: non l’abbiamo. Ma quando, a tarda sera, siamo
riunite per la liturgia in coro, anche noi vegliamo su di voi e ci
affacciamo con il cuore sui dolori e le speranze di ciascuno di voi. Ci
potete contare.
Le Carmelitane Scalze di Via Montebello
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