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LA PRIMA FONDAZIONE DI SANTA TERESA NON COMPORTO' CERTO LUNGHI VIAGGI: SI TRATTAVA SEMPLICEMENTE DI TRASFERIRSI DAL GRANDE MONASTERO DOVE AVEVA VISSUTO FINO AD ALLORA AL PICCOLO MONASTERO SI SAN GIUSEPPE, RICAVATO ADATTANDO ALLA MEGLIO UNA CASA PRIVATA.
MA NELL'IMMAGINARIO COLLETTIVO CARMELITANO E' IMPOSSIBILE DISGIUNGERE L'ATTIVITA' DI FONDATRICE DI SANTA TERESA DAL SUO CARATTERISTICO ASSETTO DI VIAGGIO: UN POVERO CARRETTO RICOPERTO DA UN TENDONE DOVE TERESA «ALLOGGIAVA» CON LE CONSORELLE, CERCANDO DI RIPRODURRE LA VITA DEL MONASTERO, CON I SUOI ORARI DI PREGHIERA, LA SUA LITURGIA E PERSINO IL SUONO DELLA CAMPANA!

Avila, 24 agosto 1562. In un caldo lunedì castigliano, il suono di una campanella segnala che, in una modesta stanza adibita a cappella, hanno luogo la Santa Messa e la successiva collocazione del Santissimo. Il celebrante è don Gaspar Daza, che nel corso della semplice cerimonia consegna l'abito religioso carmelitano a quattro ragazze. Appena cinque i testimoni: il cavalier Salcedo (soprannominato el Santo), il sacerdote Giuliano d'Avila e, con altre due consorelle, una monaca sulla cinquantina, bella e raggiante di gioia: è la nobile Donna Teresa de Cepeda y Ahumada, che da qualche tempo ha lasciato il suo altisonante cognome per firmarsi semplicemente Teresa di Gesù.
E' in questo modo che, nella più totale discrezione e accompagnata appena dal tintinnio di una piccola campana, inizia una delle più belle avventure di santità della storia della Chiesa: quella della riforma teresiana e delle sue Carmelitane Scalze.

Ma l'estrema semplicità della cerimonia non ci tragga in errore: per arrivare a questa sua prima fondazione - appunto il piccolo monastero di San Giuseppe in Avila - Santa Teresa ha compiuto un lungo percorso di riflessione e preghiera, tutto punteggiato di difficoltà che più volte sembrarono insormontabili.

Vediamo ora questo percorso...

Anni di fervore

Con la chiusura del Concilio di Trento, inizia per la Chiesa un periodo di grande fervore che si concretizza nella nascita o nella rifioritura di molti ordini religiosi, nel moltiplicarsi delle opere educative e caritatevoli, nello slancio missionario e nella esuberanza artistica: è la cosiddetta Controriforma (o Riforma Cattolica).
La Spagna, una delle nazioni maggiormente coinvolte in questo processo, è tutta un pullulare di confraternite, di nuove fondazioni religiose, di creazioni letterarie, architettoniche e figurative a sfondo cattolico.

Non è possibile che questo contesto appassionato lasci indifferente un'anima generosa e di grandi ideali come Santa Teresa...
 

Teresa all'Incarnazione

Ella era monaca da oltre vent’anni nel grande monastero dell’Incarnazione di Avila, dove si osservava la regola carmelitana mitigata, cioè «sfrondata» della sua originaria severità. Tale mitigazione era stata introdotta un paio di secoli prima, quando la tremenda peste del 1348 aveva decimato l'Europa e aveva indebolito la sua stremata popolazione. Ma in pieno '500 la mitigazione non aveva più motivo di sussistere, e anzi rischiava di essere una porta aperta al rilassamento.

In quel monastero, per la verità, le anime sante - a partire da Teresa - non mancavano; tuttavia una serie di circostanze materiali (il gran numero delle monache, la frequenza dei colloqui in parlatorio, una certa disorganizzazione nella distribuzione dei compiti...) rendevano difficile la vita di preghiera a chi non avesse una volontà più che granitica.


il monastero della incarnazione di avila, dove teresa trascorse la sua vita monastica prima di avventurarsi nella fondazione del piccolo carmelo di san giuseppe. l'"encarnacion" era una grande e prestigioso monastero dove, tra le quasi duecento monache che lo abitavano, spiccavano i piu' bei nomi della nobilta' locale. Ma al prestigio sociale non corrispondeva un'adeguata stabilita' economica; il lavoro vi era mal organizzato, e alla conseguente miseria si cercava di ovviare facendosi aiutare da parenti e benefattori: ma tutto questo comportava un continuo viavai di parlatori e visite di cortesia... questi difetti di gestione illuminarono santa teresa allorche' dovette stabilire i criteri con i quali organizzare i suoi nuovi monasteri riformati.

il bel chiostro del monastero dell'incarnazione in una stampa dell'ottocento. quando si sparse la notizia che teresa voleva fondare un nuovo monastero si scateno' un uragano! qualcuna la accusava di essere un'illusa, qualcuna le diceva che era un progetto scriteriato, qualcuna poi la accusava di voler mostrarsi migliore delle altre e di fare questa fondazione in dispregio alle sue consorelle. Ma vi erano anche buone monache che la approvavano e addirittura ve ne furono alcune che la seguirono in questa sua nuova avventura.

il passare degli anni, lo splendido fiorire della riforma teresiana e i modi sempre garbati e amabili della santa finirono per placare gli animi, fino a che lo stesso monastero della incarnazione abbraccera' con piena convinzione la riforma teresiana.

Una conversazione che cambia la storia della spiritualità...

Teresa, a dire il vero, si trovava benissimo nel suo primo monastero: lei stessa lo confessa, aggiungendo che le piaceva molto la cella che le avevano destinato, e che apprezzava la compagnia di tante altre monache, con le quali volentieri si intratteneva a parlare di cose spirituali. Amabile ed espansiva,si trovava sempre al centro delle conversazioni, ricercata e stimata sia tra le mura del monastero, che nei migliori ambienti della città.

Eppure in Teresa c'era una inquietudine di fondo: è vero che la sua vita era irreprensibile e che anzi le sue numerose e belle conversazioni arricchivano spiritualmente le tante persone che la frequentavano; ma nel suo intimo sentiva di essere come divisa tra il mondo e Dio, fra le amicizie e l'Amicizia.

Intanto nella Spagna della Controriforma si moltiplicavano i piccoli gruppi di religiosi che, volendo tornare alle radici del loro ordine, fondavano comunità austere e ferventi, amate e stimate da tutto il popolo. Ovviamente le notizie di queste piccole riforme monastiche giungevano anche all'Incarnazione ed erano oggetto di mille, appassionate conversazioni.

E fu proprio una di queste mille conversazioni a dare il provvidenziale "via" alla riforma teresiana. Era una tarda serata di settembre del 1560, e Teresa parlava con un gruppetto di monache e di amiche. Argomento: il desiderio di una vita più impegnata e l'ammirazione per un gruppo di francescane che avevano fondato un piccolo monastero povero e fervoroso.
- Perché non facciamo altrettanto?
La domanda-proposta, venuta dalla giovane cugina di Teresa, Maria de Ocampo, non cadde nel vuoto...

Una lotta di due anni

Teresa fece lungamente risuonare nel suo cuore quella domanda:  Perché non facciamo altrettanto? Ma l'ordinaria prudenza umana le suggeriva mille ragioni per lasciare cadere il progetto. Non aveva denaro, non aveva ancora il permesso dei superiori, sapeva che tutta la popolazione di Avila si sarebbe opposta alla fondazione di un ennesimo monastero, era certa che avrebbe incontrato il dileggio di una buona parte della sua comunità, la quale l'avrebbe presa per una visionaria o una presuntuosa. Quando poi il Padre Provinciale, suo superiore, si mostrò contrario al progetto, Teresa decise di non pensarci più. Ma a quel punto intervenne il Signore stesso, che in una visione la invitò a fare tutto il possibile per ottenere che il monastero si fondasse.

In contemporanea, tanti avvenimenti sembrano confermarla e rassicurarla: una buona vedova, sua amica, richiese il permesso canonico direttamente da Roma; gli stessi confessori della Santa sono ormai dalla sua parte, mentre il fratello Lorenzo de Cepeda - ignaro dei progetti di fondazione - le fa giungere dall'America, dove aveva fatto fortuna, una bella cifra in denaro.

A questo punto Teresa non ha dubbi: la richiesta di Maria de Ocampo era in realtà la richiesta stessa di Dio!

 


il piccolo monastero di san giuseppe in avila si presentava in origine come una qualunque abitazione privata: e questo, non soltanto per le scarse disponibilita' economiche della santa, ma anche perche' teresa voleva che le sue comunita' - e dunque anche gli edifici che le dovevano ospitare - avessero uno stile intimo e familiare, semplice e modesto.

la poverissima cucina del monastero di san jose' in avila.
questa fotografia nasconde una sorpresa!
prova a sfiorarla con il mouse e vedrai come abbiamo ricostruito (a suon di forbici, colla e cartoncino) lo stesso ambiente in miniatura e vi abbiamo collocato il presepe! (santo natale 2011)
Il monastero è fondato!

Sollecitata dal Signore, ispirata dalla parallele riforme degli altri ordini, consigliata da persone dotte e competenti e anche fondandosi sulla sua più che ventennale esperienza all'Incarnazione di Avila, Teresa mise mano con decisione alla fondazione di un nuovo monastero. Lo volle piccolo, povero e con un'impronta semplice e familiare; un monastero nel quale una maggior disciplina nei parlatori e nell’organizzazione avrebbe consentito una più intensa vita spirituale.

Per non dare nell'occhio - Teresa brillò sempre per prudenza e accortezza! - ella incaricò dell'acquisto e della sistemazione dell'edificio la sorella Giovanna, che, risultando la legittima proprietaria, poteva liberamente far eseguire gli adattamenti richiesti dalla Santa, senza che la città si insospettisse.

Così, dopo due anni di lotte e di fatiche interiori ed esteriori, il progetto andò in porto. Le difficoltà non mancarono - anzi, sembrarono moltiplicarsi! - anche a fondazione avvenuta; ma ormai la campanella aveva squillato, e il Signore, che aveva voluto la fondazione, fu fedele nel proteggerla e conservarla fino ad oggi!

E con questo la nostra storia finisce.
O piuttosto comincia...

Sì, perchè la piccola comunità di Scalze (così venivano chiamate popolarmente) diede una tale testimonianza di santità che ben presto molte giovani chiesero di abbracciare quella vita in cui austerità e gioia, rigore e soavità, solitudine e cordialità si fondevano in un equilibrio mirabile. Teresa, quasi con stupore, si vide costretta a fondare un monastero dopo l’altro, a redigere delle Costituzioni e ad estendere la sua riforma (ché tale ormai era diventata) anche al ramo maschile, aiutata in ciò da San Giovanni della Croce (1542-1591), il dolce dottore mistico della Chiesa .
 

I Carmeli teresiani si moltiplicarono, uscirono dai confini della Spagna, attraversarono l'oceano ed ora sono presenti nei cinque continenti.

E tutti - sono più di 900 - il giorno 24 agosto sono soliti festeggiare quel suono di campana che in un lunedì dell'estate castigliana annunciò la presenza di un piccolo gruppo di donne che avrebbero speso la loro vita per amare il Signore e farlo amare dal mondo intero.


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